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Stitichezza, che cosa stai trattenendo?  Sani in un Mondo Sano

Stitichezza, che cosa stai trattenendo? Sani in un Mondo Sano

L’operatore olistico lavora per la salute dell’intestino indirettamente, prendendosi cura dei molti fattori (fisico, emotivo, mentale ed energetico) che influenzano la sua fisiologia. Oltre ad osservare il modello alimentare (carenza di fibra, di acqua, di elementi vitali; eccesso di sostanze collose), la respirazione, la tonicità muscolare e il moto (primi fattori che influenzano una sana peristalsi intestinale) si occupa di comprendere quali sono le condizioni psico-emotive che stanno limitando il corretto funzionamento intestinale.

Fisiologicamente un intestino pigro accumula materiale di scarto che, permanendo all’interno dello stesso, viene compattato per lasciar spazio a nuovi scarti che, ineliminati, necessitano a loro volta di essere “liofilizzati” per occupare il minimo spazio possibile. L’intestino, normalmente luogo di transito, diviene punto cronico di sosta; dovendo svolgere anche altre funzioni, quali il riassorbimento (liquidi e sali minerali) e la partecipazione alla difesa immunitaria, è danneggiato da questo materiale ostruttivo che finisce con l’essere parzialmente riassorbito, producendo intossinazione in altri distretti corporei.

Analogicamente l’intestino rallentato può comunicare, attraverso il soma, disagi con:

Il mondo materiale

L’evacuazione è strettamente legata al rapporto con la sfera materiale e in primis al rapporto con il denaro. Colui che non lascia andare le feci, trattenendo materia a livello organico, esprime somaticamente una tendenza a bloccare l’energia materiale nella sua vita. Risulta particolarmente chiara l’analogia tra stitico e avaro, tra incapacità di lasciare andare le feci e attaccamento al denaro, tra trattenimento della materia fecale vecchia e inutilizzata e attaccamento a ciò che è vecchio e divenuto inutile nella propria vita (oggetti, comportamenti, pensieri, emozioni).

Lo stitico, attraverso il malfunzionamento intestinale,

esprime il suo attaccamento alla materia e al mondo tangibile e concreto che gli è vicino.

L’equilibrio tra dare e ricevere

L’intestino, per la sua funzione di scambio (eliminazione fecale e riassorbimento di acqua e sali) ha una stretta relazione con la capacità di donare e con la capacità di utilizzare ciò che utile. Colui che soffre di stipsi, per migliorare il suo disagio fisico, può riflettere sulla capacità di donare ponendosi domande come:

-          Sono in grado di fare regali, senza particolare attenzione al costo?

-          Provo piacere a regalare miei oggetti cari a chi amo?

-          Sono disponibile a regalare il mio tempo a chi mi circonda?

-          Sono in grado di dare a chi necessita ciò che non mi è più utile?

-          Sono capace di insegnare le conoscenze acquisite ad altri?

-          Mi prodigo nel coccolare e nutrire di affettività concreta chi amo?

L’inconscio

Simbolicamente l’intestino crasso è la sede dell’inconscio in quanto la materia contenuta in esso, non riportata alla vita dall’assorbimento intestinale, tende a putrefare e a morire. Questo “mondo dei morti” intestinale corrisponde alla parte in ombra di ogni uomo, alla fase notturna della coscienza, dove ogni cosa assume una forma poco definita e definibile. In questo luogo, dove è sepolto l’ignoto e l’irrisolto, sono contenuti anche i talenti personali inutilizzati. L’inconscio, come l’intestino, può essere luogo di transito o magazzino di deposito. Nel primo caso si ha la possibilità di utilizzare le informazioni, nel secondo di danneggiarsi con ciò che, rimasto trattenuto, diviene nocivo. Un intestino stipato, allo stesso modo che un inconscio congesto, genera confusione e direzione instabile nella vita.

Se l’intestino simbolicamente rappresenta l’inconscio, le feci corrispondono alla “materia” contenuta nell’inconscio. L’incapacità di rimanere a confronto con la propria ombra, la difficoltà ad impegnarsi nel concreto per trasformarla e il coraggio di esprimerla sono alcune delle cause alla base del rallentamento intestinale. A sua volta questa tendenza a trattenere contenuti profondi, crea confusione e scarsa espressione.

La capacità di estrapolare dall’ombra inconscia ciò che è utile

Il cibo viene accolto in bocca, digerito nello stomaco e assimilato nell’intestino, analogicamente le esperienze di vita vengono assaporate in bocca, digerite nello stomaco e utilizzate attraverso l’intestino. Nello specifico la capacità del colon di recuperare acqua e sali è strettamente collegata alla possibilità che l’uomo ha d’imparare da ciò che, parte finale di un processo di elaborazione, è considerato scarto. Questa potenzialità è direttamente proporzionale alle caratteristiche analogiche delle feci:

ricche di acqua (diarrea): l’informazione in ingresso è povera e scarsa in quanto l’acqua, simbolicamente conduttore dell’informazione, viene eliminata in eccesso generando poca probabilità per l’individuo di far circolare l’informazione nei suoi vasi (canali di comunicazione) e, conseguentemente, di poter comprendere l’informazione estrapolata dall’esperienza vissuta.

normale: l’informazione in ingresso è pulita e nella giusta quantità, quindi è facile per il soggetto comprenderla.

povera di acqua (stipsi): l’informazione in ingresso è sporca ed eccessiva e quindi si genera confusione mentale con conseguente difficoltà di comprensione.

Da questo punto di vista l’attaccamento eccessivo alla materia (stipsi o avarizia) non permette lo sviluppo e l’evoluzione dello spirito in quanto non consente di lasciare andare schemi vecchi per acquisirne di nuovi. Nella polarità opposta l’incapacità di trattenere le feci per il giusto tempo (feci non formate, transito veloce, diarrea) limitano, allo stesso modo, evoluzione e trasformazione perché non permettono l’utilizzo completo dell’esperienza che la vita offre.

L’equilibrio tra solidi e liquidi

Sali e acqua, che l’intestino si premura di recuperare, esprimono simbolicamente la relazione con gli elementi terra (salinità, stabilità, forza) e acqua (fluidità, emozioni, dolcezze) dentro e fuori di noi. L’armonia con la terra produce sicurezza, vitalità, determinazione e aiuta a costruire quella forma specifica individuale necessaria per esprimere ciò che siamo. L’armonia con l’acqua produce flessibilità, sensibilità, tenerezza e aiuta a costruire il nostro umore interiore.  Di conseguenza l’equilibrio nell’assorbimento di tali sostanze è l’espressione somatica dell’equilibrio tra forma e non forma, tra rigidità e flessibilità, tra forza e dolcezza. Per esempio l’eccessiva acqua nelle feci può esprimere paura, poca consistenza e instabilità mentre la secchezza può esprimere autocontrollo eccessivo, trattenimento emotivo (emozioni=acqua), perdita della fluidità e dell’armonia verso la vita.

La parte istintiva

L’intestino ha sede nell’addome, in cui si esprimono le funzioni istintive legate alla sessualità, alla riproduzione e al nutrimento. Spesso la stipsi, in particolar modo nelle donne, è la conseguenza di un vissuto sessuale o riproduttivo sofferente. L’operatore olistico, dopo aver compreso (grazie a analisi riflesse comparate: podaliche, iridee, della lingua, cromatiche, della morfologia) che il mal funzionamento intestinale è generato da una sofferenza su questo livello, organizzerà un progetto operativo per riequilibrare il fuoco passionale trattenuto.

Il vissuto emotivo

Secondo la visione psicosomatica nel ventre hanno origine emozioni e passioni. Quando quest’energia emotiva è bloccata e/o non espressa, sia essa considerata negativa o positiva, si imprigiona nello psicosoma coinvolgendo spesso anche la fisiologia intestinale.

L’equilibrio tra sopra e sotto

L’esagerata sopravalutazione e il conseguente “nutrimento” che la società moderna dà alla parte razionale crea, spesso, una sofferenza della parte istintuale. La concentrazione di energia in alto crea una carenza in basso che può anche manifestarsi con un deficit di energia dinamica a livello intestinale (rallentamento della peristalsi). L’analogia di forma tra le circonvoluzioni cerebrali e le anse intestinali dona un’immagine significativa della similitudine tra intestino e sistema nervoso. Questa relazione è spiegata dalle filosofie orientali con la legge del “come sopra così sotto, come dentro così fuori”.

La relazione con il presente

La difficoltà di interazione con il presente a volte si manifesta somaticamente con difficoltà nell’eliminazione delle feci, che simbolicamente può rappresentare la somatizzazione di un’esperienza considerata negativa, di un trauma o di una sofferenza trattenuta. L’incapacità di accettare l’esperienza o di lasciarla andare estrapolando informazioni utili viene qui espressa nella difficoltà a lasciar andare feci vecchie. Questi trattenimenti, fisici o emotivi che siano, creano un terreno disarmonico più predisposto all’insorgenza di manifestazioni patologiche.

Introversione

Spesso il soggetto che soffre di problemi intestinali ha una tendenza di base all’introversione. Come già detto, essendo una tipologia che trattiene tende ad avere segreti e stati inconfessati a se stesso e agli altri. Un bravo operatore olistico, in questi casi, organizza un progetto di socializzazione e di sviluppo delle doti comunicative, in particolare di comunicazioni intime ed empatiche che possano permettere al buio, trattenuto nell’intestino, di affiorare.

Cosa propone la naturopatia olistica?

Con l’ausilio di strumenti che permettono di conoscere genotipo (bagaglio costituzionale genetico) e fenotipo (caratteristiche acquisite con le abitudini quotidiane) il naturopata olistico organizza un progetto personalizzato sui diversi livelli che permetta di raggiungere lo scopo olistico programmato in base ai dati raccolti dalle diverse analisi riflessologiche comparate.

Premesso che la visione olistica è consapevole del fatto che si possono ottenere modificazioni del livello psico-emotivo lavorando sui diversi livelli e viceversa, in questa sede suggerisco al lettore, oltre che curarsi dell’aspetto nutrizionale, di sperimentare la propria capacità di lasciar andare regalando 3 propri oggetti preziosi, liberandosi di 3 capi di abbigliamento in disuso e distruggendo 3 biglietti augurali e 3 cartoline riguardanti il passato o quant’altro sia difficile da lasciar andare.

Inoltre, per fortificare questa attitudine e, così facendo, attivare il proprio intestino consiglio la ripetizione giornaliera di frasi programmatiche che nutrono la capacità di lasciar andare.

Scegliere la frase più in sintonia con se stessi e ripeterla 108 volte per due volte al dì per un periodo di 21 giorni.

“Quando mi impegno percepisco il flusso della vita e sono capace di lasciarmi andare e in qualche modo posso vedermi portato a valle dal fiume delle energie positive.”

“Le cose vecchie appartengono al passato e posso liberarmi di alcune donandole a chi può ancora farne uso e in qualche modo posso percepirmi più leggero e libero.”

“Le esperienze dolorose insegnano i comportamenti futuri, in ogni azione sia positiva sia negativa posso estrapolare il buono e apprendere ad usarlo per me e per le persone che amo.”

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